mercoledì, novembre 11, 2009
Ricevo una chiamata dal consultorio, avevo prenotato una visita settimane fa dalla solita dottoressa. Mi dicono che non posso essere visitata e che devono sospendere tutte le visite almeno fino a gennaio per il rischio pandemia (se l'allarme non rientra, anche oltre gennaio). Ora mi chiedo: e quindi io nel frattempo, se ho bisogno di una visita, dovrei andare a cercarmi un medico privato? (O meglio, dovrei andare dalla mia dottoressa privatamente?) Immagino sia una disposizione del presidente della regione.
Queste cose mi fanno imbestialire. Sarà anche che sono fra gli scettici che tendono a non considerare questa influenza differente dalle varie forme influenzali a cui si è dato un nome negli anni passati - fra gli scettici che si innervosiscono parecchio a proposito delle sequenze di un quarto d'ora al telegiornale sui banchi vuoti, quando ci sarebbero parecchie notizie a cui dare uno spazio che non hanno. Ma soprattutto non capisco perché mi si debba, direttamente e indirettamente, incoraggiare ad andare da un privato: sono sempre dell'idea che andare da un privato debba essere una scelta, non una necessità e il servizio pubblico debba
avere la possibilità di fornire un servizio efficiente.
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lunedì, novembre 09, 2009
Poi finalmente ho messo le mani su
I detective selvaggi e leggendo dei poeti realvisceralisti (chiedetemi se amo Bolaño)
[...] Secondo lui, gli attuali realvisceralisti camminavano all'indietro. Come all'indietro? domandai.
- Di spalle, guardando un punto ma allontanandosene, in linea retta verso l'ignoto.mi sono detta che evidentemente faccio parte della cricca. Con l'unica differenza che a me da ormai troppo tempo sembra di avere una pistola puntata contro. Forse di quando in quando alzo anche le mani.
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martedì, ottobre 20, 2009
A leggere l'oroscopo di Brezsny su Internazionale, dovrei essere in procinto di fabbricare l'equivalente di un anello d'oro, dopo aver lavorato una tonnellata di metallo grezzo.
Ieri ho dovuto rovistare nella cartella che scientemente tempo fa ho chiamato "grane" e questo non mi fa pensare né all'oro né al metallo grezzo. Ma non vorrei essere volgare.
In ogni caso cerco di non prenderla
troppo sul serio. Qualcosa tipo
questo.
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11:49
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sabato, ottobre 10, 2009
Scozia/4
Una considerazione che mi pare utile per i posteri: se chiedete a un locale se una strada che vorreste fare in bicicletta è lunga e lui vi risponde - sgranando gli occhi - che non è lunga, ma è
tough, forse dovreste ripensarci. Se
due locali (fra cui quello che vi sta noleggiando la bici) sgranano gli occhi e vi dicono che una strada che vorreste fare in bicicletta non è lunga ma è
tough, forse dovreste restituirgli le biciclette e andare a bervi una pinta al bar più vicino (in auto) - o, come da lui suggerito, a prendervi quell'altro liquido paglierino che danno in bicchieri più piccoli.
Era faticosa
e lunga. E così ventosa, naturalmente a nostro sfavore, che a tratti pareva di essere su una cyclette e pedalare rimanendo fermi. In effetti la guida diceva che la strada da Broadfoard a Elgol era una delle strade più panoramiche da fare
in macchina a Skye. In un momento di lucidità, abbiamo rinunciato all'ultimo tratto. Ma naturalmente lo rifarei, cercando di trovarmi ancora dalle parti di Torrin nelle ore di bassa marea - quando la baia mostra tutti i colori della Scozia, altrimenti in parte coperti dall'acqua. I prati, l'erica e la torba, con le brulle Cuillin Hills sullo sfondo, la cima tra le nuvole.
Andando a Skye è tassativo arrivare fino alla penisola (mi domando: si chiama comunque penisola se si è già su un'isola?) di Trotternish. L'Old Man of Storr, la Kilt Rock e la sua cascata sul mare, la scogliera di Quiraing regalano scorci insoliti che valgono la pena del viaggio (l'ultima non siamo riusciti a percorrerla perché stava piovendo come se dovesse venire giù il cielo e noi eravamo già così fradici che persino s. ha confessato di sentirsi
infreddolito - voi non potete rendervi conto della portata di questa affermazione).
Se poi si prende la strada per Uig c'è un'imperdibile piccola deviazione da fare. Si segue una strada secondaria e senza uscita che conduce al Fairy Glen: una stupefacente valle di colline coniche e pinnacoli di roccia.Etichette: We're no Here
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06:58
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Scozia/3
Nel b&b che ci ospita per due giorni (e mezzo) sull'isola di Skye, dopo averci fatto posare le valigie, il padrone di casa ci offre un caffé in un salotto in cui i mobili, il divano, i libri restituiscono un odore di affumicato, l'odore particolare che lasciano i caminetti in cui si brucia la torba.
Il padrone di casa parla con pronuncia impeccabilmente inglese, è enciclopedico e ama chiacchierare con i visitatori. Parlando del gaelico, ci dice che il volerlo riportare in uso è tutta una questione politica. Non viene utilizzato nella vita quotidiana e non è molto diverso da un dialetto, che come tale va preservato ma è assurdo che qualche folle scriva dépliant per i turisti in inglese e gaelico, invece che in inglese, francese e spagnolo. (Naturalmente qualche parallelismo viene spontaneo - difficile non ripensarci leggendo di sindaci verdevestiti che inaugurano centralini in comasco).
Non saprei dire se ha ragione il nostro padrone di casa (inglese), curiosando tra i suoi libri però mi son fatta l'idea che abbiamo posizioni politiche piuttosto vicine.
In realtà ho finito da poco il
libro di Ian Mitchell (scozzese),
Isles of the North, che la vedeva in maniera diversa dal mio ospite e soprattutto da me, ma poneva questioni interessanti sulla vita delle comunità delle isole più lontane dalla mainland (e comunque di istituire centralini in gaelico o di sottoporre gli insegnanti all'esame di gaelico non se ne parlava). Una delle note curiose che vi ho trovato è questa poesia, scritta da tale capitano Hamish Blair durante il suo soggiorno alle Orcadi durante la Seconda Guerra Mondiale e che evidentemente non trovava di suo gradimento la desolazione delle isole a nord della Scozia.
This bloody town's a bloody cuss -
No bloody trains, no bloody bus,
And no one cares for bloody us -
In bloody Orkney...
The bloody roads are bloody bad,
The bloody folks are bloody mad,
They'd make the brightest bloody sad,
In bloody Orkney.
All bloody clouds, and bloody rains,
No bloody kerbs, no bloody drains,
The Council's got no bloody brains,
In bloody Orkney.
Everything's so bloody dear,
A bloody bob, for bloody beer,
And is it good? - no bloody fear,
In bloody Orkney.
The bloody 'flicks' are bloody old,
The bloody seats are bloody cold,
You can't get in for bloody gold
In bloody Orkney.
The bloody dances make you smile,
The bloody band is bloody vile,
It only cramps your bloody style,
In bloody Orkney.
No bloody sport, no bloody games,
No bloody fun, the bloody dames
Won't even give their bloody names
In bloody Orkney.
Best bloody place is bloody bed,
With bloody ice on bloody head,
You might as well be bloody dead,
In bloody Orkney
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Scozia/2
Ma torniamo alla Scozia. Dato che ho l'abitudine di fare scelte impopolari, partirò da ciò che non ho visto. Non mi curo di metterci particolare coerenza quindi siete autorizzati, anzi vi incoraggio, a desistere. Semplicemente, oggi avevo voglia di scrivere.
1.
Il Corrywreckan whirlpool. E' un enorme gorgo che si genera nel golfo omonimo quando l'onda di marea si infila fra le due isole di Jura e Scarba. Avevo letto che è uno dei tre maelström più grandi al mondo e che il boato al formarsi del gorgo si avverte a 16 km di distanza.
È nota la mia fascinazione per queste manifestazioni naturali. Ma trovai anche tanti anni fa la parola maelström in una frase tra le altre di un libro che disse molto della mia adolescenza. "la mia anima è un maelström nero (una vasta vertigine intorno al vuoto [...])", diceva. L'ho sempre avuto a mente e avrei voluto affacciarmici (l'abisso - e quanto più di simile - mi ha sempre attratta più di quanto fosse auspicabile).2. Le Carsaig Arches sull'isola di Mull. Io ero convinta e bella carica all'idea di raggiungerle ma, d'accordo, aveva ragione s., fare un'escursione di cui non si conosce l'esatta durata, con tratti a picco sul mare, senza protezioni, da soli e probabilmente sotto la pioggia, non è una buona idea. Aveva ragione ma ovviamente l'ho ammesso solo
dopo - al momento ero piuttosto contrariata. Con l'auto, abbiamo preso la strada per arrivare al punto di inizio del percorso per dare un'occhiata e già di per sè è stata un'esperienza. Per intenderci: a Mull c'è un'unica strada che si possa definire tale ed è a una sola corsia con delle piazzole per favorire l'alternanza nei due sensi (abbiamo scoperto che in altre stagioni ci si disputa un rally). Ecco, Carsaig non è su quella strada: si prende una laterale ancora più stretta e diversamente asfaltata che attraversa chilometri (miglia, pardon) di silenzio dove, tra una barriera per il bestiame e l'altra, si sono dimenticati di ricavare le piazzole di cui sopra. Abbiamo attraversato una selva di alberi fitti e svettanti lungo una discesa con una pendenza che non ho cercato di quantificare solo perché l'idea che arrivasse un'altra auto e dovessimo ripercorrela in retromarcia in salita distraeva i miei neuroni. Ma naturalmente non è arrivato nessuno. Siamo giunti a una piccola baia con un molo crollato e due casupole, con un'altra baia poco più in là dove probabilmente partiva il percorso. Qui ho iniziato la mia collezione (mentale) di cabine della British Telecom - quelle tradizionali verniciate di rosso brillante - trovate nei luoghi più remoti: la cabina di Carsaig era in mezzo al bosco, di fianco a una cascata. Al ritorno ancora nessuna auto o umano, ma abbiamo intravisto la fugace figura di un cervo, subito riconquistata dall'oscurità del bosco. Che lo volessimo oppure no, il giorno successivo ha piovuto così forte e con tale costanza che non avremmo comunque potuto tentare l'escursione.
3.La Fingal's Cave, una grotta nell'isola di Staffa (disabitata), formata da colonne esagonali di basalto, che devono essere simili a quelle della celebre Giant's Causeway, in Irlanda del Nord (mi manca anch'essa).
4. La penisola di Knoydart. Definita uno dei grandi "vuoti" scozzesi, perché effettivamente
è vuota (non a caso la definiscono "Britain's last wilderness"). Ci si arriva solo in traghetto da Mallaig, perché non ci sono strade né di conseguenza paesi (o viceversa) a parte Inverie. Ci si può fermare a dormire nelle bunkhouse, che sono delle specie di rifugi/bivacchi, ma c'è anche qualche b&b. Io naturalmente aspiravo a sedermi ai tavoli dell'Old Forge Inn, che detiene il record di essere il pub più remoto della Gran Bretagna.
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Scozia/1
Forse per togliermi dalla testa l'orizzonte infinito e liberarmi da questo senso di soffocamento, dovrei mettere da parte tutti quei libri infilati a fatica nel bagaglio al ritorno da Glasgow ed evitare di guardare film con protagonisti rosci e lentigginosi dall'accento poco intellegibile.
Non vorrei fare una citazione troppo colta, ma sul Vivimilano tempo fa ho letto la dichiarazione di Victoria Beckham: "Milano è bellissima, ma mi rovina la pelle". Guardandomi allo specchio, mi vien voglia di darle ragione.
A volte penso che l'origine di questa mia insofferenza verso Milano, che nonostante le sue evidenti mancanze fino a qualche anno fa non era così acuta, sia da imputare al fatto che ho cominciato a frequentare il Nord Europa. E a sentirmici bene - o, almeno, a sentirmici
meglio.
Scoprendo, fra l'altro, che gli Scozzesi (escludiamo per un momento i glasgwegians, per i quali poi facciamo un discorso a parte) sono inaspettatamente accoglienti, aperti, ironici. Il
craic per esempio è in voga anche in Scozia, come in Irlanda, anche se va misurato in bicchieri di whisky (e non di whiskEy).
In Scozia, la gente, specialmente di mezza età, ordina una pinta di birra e un bicchiere di whisky insieme. E il whisky si accorcia sempre più velocemente della birra.Parliamo del
craic. Sulle guide, e ovunque leggiate dell'Irlanda, è inevitabile trovare questa parola. So che esistono parecchi luoghi comuni, ma credo non sia questo il caso, poiché il vocabolo definisce piuttosto bene la tendenza al divertimento sano (e sì decisamente alcoolico), alle conversazioni brillanti e al gusto per la battuta che è propria sia degli irlandesi che in fin dei conti dei britannici (non a caso, dato che la provenienza della parola "craic" è gaelica ma fu in origine importata dall'inglese).
Per dire, noi abbiamo capito che cosa fosse davvero il craic una sera nel villaggio di Schull (n.d.b. si legge come
skull). Ci eravamo seduti a un tavolo per la razione di birra serale e un avventore si era immediatamente accomodato a fare quattro chiacchiere, che si erano trasformate in un fiume di parole e tre pinte. Arrivate le 23,00, orario in cui i pub chiudono i battenti per legge, i battenti si chiusero: ma con tutti all'interno, a fare all'improvviso un gran baccano. Anche la musica dal vivo si era traformata in musica danzereccia (irlandese: non precisamente il mio genere), tanto che riuscii a offendere un locale rifiutando il suo invito alle danze.
In realtà l'abbiamo provato in ogni angolo d'Irlanda. Anche nel più piccolo villaggio, di regola, la sera si spengono le luci delle case e si accende quella del pub, mistica visione in quel nulla che altrimenti non sarebbe assoluto solo grazie a qualche belato di pecora.
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venerdì, ottobre 09, 2009
Ho sognato che un'amica (indefinita, per fortuna), mi dava da badare per una notte al figlio, che avrà avuto sei mesi. Era tranquillo, lo mettevo a letto, poi all'alba mi alzavo, prendevo in braccio il bambino nella luce azzurrina per fargli il solletico e produrre qualche moina affettuosa, e invece lo trovavo inerte, privo di vita, kaputt. L'orrore, anche solo scriverlo. Perché imporsi simili trame oniriche?
Forse volevo dire a me stessa, con impagabile iperbolico senso del tragico, che
distruggo qualsiasi cosa mi passi tra le mani; o a leggere i pseudopsicologi del web, che il bambino rappresenti i miei progetti, quelli che rimangono da parte e a cui non riesco a dare cura e tempo (le due interpretazioni nel mio caso sono piuttosto verosimili). In ogni caso, ho provato dei sentimenti così angosciosi da svegliarmi (credo che il mio cervello faccia sì che in questi frangenti mi svegli appositamente per permettermi di ricordare le sue vessazioni, piuttosto che per elaborarle) e ho cercato di non riaddormentarmi per non riprendere il sogno da dove l'avevo lasciato - cosa che succede, naturalmente, solo con gli incubi. Altrimenti mi sarebbe toccato pure
dirlo alla madre.
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02:13
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giovedì, ottobre 08, 2009
So che sapete che questo blog ha provato una gioia smodata per il (minimo riscatto) che ha avuto questo Paese grazie all'esito di ieri sera - e non solo per il Paese in sè, ma perché ci vivo. È una gioia già guasta sul nascere, dato che la prescrizione incombe, ma comunque SMODATA.
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08:48
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lunedì, settembre 21, 2009
La Polo blè, forse per solidarietà (forse solo per
età), comincia a dare segni di cedimento. La cosa mi farebbe tristezza di per sè, ma mi fa molta più tristezza l'idea di dover rinunciare al classico posto finestrino con vista sull'ala (possibile finire sempre lì, in aereo?) e a qualche spesa in rupie, che da tempo preparavo.
E poi succedono cose inimmaginabili, tipo prendere la strada per il letto la notte e trovarci dentro il
coinquilino che sfoglia riviste sulle automobili, cosa che scatena in me terrificanti visioni. Per fortuna neanche la mia fervida fantasia (leggi: paranoia) arriverebbe al punto di presentarmi immagini di me, accanto a lui, che sfoglio
novelle impiccione o affini.
Però è solo la fase di "reperimento compulsivo di informazioni" che precede ogni acquisto importante di s., mania per cui lo prendo in giro, ma su cui ovviamente faccio affidamento.
Relazionarsi con i concessionari invece rimarrà un compito ingrato: potendo scegliere,
non comprerei mai una macchina da questi uomini. Già solo leggere i prospetti (incentivi, tasse, optional poco opzionali e interessi) è come guardare una televendita di Tele Proboscide (tipo: "sono 14.000 euro... che diventano: 10.000 -
che ritornano 14.000").
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mercoledì, settembre 16, 2009
Girovagando per i vari blog arts&crafts in cui ogni tanto vado a lustrarmi gli occhi (sognando di avere abbastanza tempo per ritentare, sperando di essere più fortunata, legature meravigliose alla vista e dai nomi evocativi) sono incappata nella Art Deco Society of California, scoprendo che organizzano da circa 25 anni dei
Gatsby Summer Afternoon. Immagino sia più un'occasione per indossare abitini da charleston e ubriacarsi con stile in macchine d'epoca, piuttosto che una celebrazione di F.S. Fitzgerald, ma tutto sommato la cosa è comunque più interessante delle sfilate in costume medievale e decisamente più chic.
Detto questo, chiariamo che io, in Scozia, il lancio del tronco l'avrei voluto vedere.
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11:14
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mercoledì, settembre 02, 2009
Nei vecchi albi di Dylan Dog (come dicevo, non sono un'assidua lettrice da anni, dall'abbandono di Sclavi - per sopraggiunta poco-ispiratrice-di-incubi
felicità, mi dicono), quando un caso portava Dylan e Groucho in Scozia, era per inoltrarsi nella Zona del Crepuscolo, perdersi nella nebbia, trovarsi a piedi con la macchina in panne in mezzo al bosco, alloggiare in locande di pietra scura in paesi semidisabitati...
Cose che ti vengono in mente quando fai un giro in battello su un lago immerso nella nebbia ad agosto, in uno dei luoghi statisticamente più piovosi della Gran Bretagna - dove infatti sei sotto la pioggia e prendi ogni goccia, le labbra esangui per il freddo, le mani "lesse" - e il capitano descrive
cosa vedresti.
Forse mi ero convinta che dopo i viaggi in Irlanda la Scozia avrebbe mancato di stupirmi. Ero completamente fuori strada.
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lunedì, giugno 29, 2009
Gli inquilini ALER sono così disillusi sull'efficienza delle riparazioni condominiali, che la portinaia, invece delle consuete comunicazioni sui temporanei disservizi, ci regala ammiccanti comunicazioni sulle temporanee migliorie. L'ultima è un biglietto sopra il pulsante per l'apertura del portone con la scritta: "Il pulsante funziona". Non so perché, la cosa mi fa ridere.
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06:35
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"Colore dall'elevato potere coprente, opaco e indelebile". Ne ho piene le mani. Ho ancora qualche lavaggio da accumulare per toglierlo da sotto le unghie. Ai tempi in cui frequentai una manciata di lezioni di calligrafia giapponese, il rito del lavaggio delle mani a fine serata era un momento di socializzazione, visto il tempo che l'operazione richiedeva (per noi principianti). Con gli acrilici temo non sia differente.
Eppure devo ammettere che sporcarsi le mani con il colore è un'attività estremamente appagante - diversamente dall'applicare un Pantone cliccando su un'icona in Illustrator.
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05:55
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lunedì, maggio 25, 2009
Non sto per niente comoda in queste vesti eppure continuo a infilarmici dentro. La morsa si stringe ogniqualvolta accenno un dibattimento, eppure insisto, preda di astratte fantasie di mutevolezza o di un'involontaria ostinazione. Mi irrita come non mai il fatto che gli altri mi vedano come mi vedono - donna che alimenta segrete (ma non troppo) catastrofi emotive, razionalmente inavveduta e vacillante - e i miei goffi tentativi di dimostrare che sono in errore, che gliel'ho lasciato credere per distratta indulgenza o arroganza (perché non mi sono presa il disturbo di farmi capire quand'era il momento) - ecco, quelli sono la dimostrazione più schiacciante che forse non sono in errore.
Credo sia cosa comune avere l'impressione che il proprio peggior difetto sia anche il proprio miglior pregio. Per quanto mi riguarda, nonostante le pessime opinioni che in generale ho di me stessa, a volte penso sarebbe comunque meno mortificante se questo dipendesse dalle opinioni suddette piuttosto che da con chi sto parlando.
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09:10
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martedì, marzo 24, 2009
In queste tenebrose camere, dove vivo
giorni grevi, di qua di là m'aggiro
per trovare finestre (sarà
scampo se una finestra s'apre). Ma
finestre non si trovano, o non so
trovarle. Meglio non trovarle forse.
Forse sarà la luce altra tortura.
Chi sa che cose nuove mostrerà.
Kostantinos Kavafis[la luce di oggi: ci ha già mostrato queste cose. non è una tortura
altra e a maggior ragione, e proprio per questo, è una tortura.]
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07:26
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lunedì, marzo 23, 2009
Ma tra tutti i libri di David Peace, dico, proprio da
The Damned Utd, dovevano trarre un film?
Urge rileggere il Red Riding Quartet (in ordine cronologico, questa volta).
Update: Scena 21, LaCasa, interno notte
s. "Allora ti rileggi il
quartetto dello Yorkshire?
f. "Prima finisco di rileggere questo (un Darlymple, n.d.b.)."
s. (soppesa la quantità di libro ancora da leggere e supplica) "Ma non vuoi finirlo stanotte, vero?"
S. ha un problema con la mia insonnia. Anch'io ho un problema con la mia insonnia, intendiamoci. Ma lo avverto molto più intensamente quando mi alzo la mattina, faccio per entrare in cucina e lui mi prende il viso tra le mani, poi prende lo slancio come se dovesse prendermi a craniate e si ferma a due millimetri dal mio naso, così che io possa riflettergli uno sguardo strabico mentre scandisce con enfasi intimidatoria: "TU de-vi dor-mi-re". Evidentemente, però, ho un inconscio impavido.
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02:42
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lunedì, febbraio 23, 2009
Questo vuol dire andarsele a cercare. Mando a farsi fottere la scaramanzia il venerdì e il sabato mattina la lavatrice decide che è venuta la sua ora (prima di spirare si improvvisa toro meccanico e attenta alla già
problematica estetica delLa Casa cercando di rovesciare sul pavimento la lastra di marmo da 20 chili che serviva a tenerla ferma), così ci tocca attingere al fondo viaggi per acquistarne una nuova. Per carità, adesso potrò fare persino la centrifuga leggera, sollazzo che finora mi era precluso. Però porca
miseria.
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02:59
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giovedì, febbraio 19, 2009
L'ultima volta che ho cercato di progettare un viaggio estivo con largo anticipo basandomi su una episodica e volatile sicurezza economica, come è noto, sono rimasta senza lavoro.
Al last-minute in agosto però non ho mai creduto e gli anni passati le cose semplicemente si sono trascinate così a lungo, in attesa di un cambiamento che non arrivava mai, che non sono riuscita a fare dei piani di viaggio che poi mi portassero davvero a fare la fila al check-in o a rotolare giù dai ripidi scalini di un treno internazionale.
In questi giorni in cui rileggo guide (piene di cautele) vecchie ormai di otto anni e traccio - a matita - itinerari su una cartina politica variegata, non so se aderire all'idea del viaggiare
per la sola ragione del viaggio (perché di ragioni ne ho valigie intere), però trovo la conferma che il viaggio è una delle mie priorità nel sistema dei bisogni.
E quindi ci ritento, magari sarò più fortunata. Che si fottano la scaramanzia e il fatalismo. E che si fotta anche il monsone.
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mercoledì, gennaio 07, 2009
Metaphysical hangover: “When that ineffable compound of depression, sadness (these two are not the same), anxiety, self-hatred, sense of failure and fear for the future begins to steal over you, start telling yourself that what you have is a hangover. . . You have not suffered a minor brain lesion, you are not all that bad at your job, your family and friends are not leagued in a conspiracy of barely maintained silence about what a shit you are, you have not come at last to see life as it really is.”
Come dire: anno nuovo -punto. Questo
metaphysical hangover [la definizione è di Kingsley Amis - il padre di Martin, sì, uno che ne sapeva - trovata sul New Yorker passando da Dwight Garner], non è naturalmente un punto di partenza, né un proposito per il tempo a venire (sia mai), ma l'ormai comprovato "stato dell'arte".
Ho scoperto che ci sono degli insospettati ottimisti che mandano sms "educativi" fra la fine e l'inizio. Il mio cellulare invece ha esaurito il credito poco dopo la mezzanotte (o la metà della bottiglia di Champagne) e sulla strada del ritorno sono stata abbagliata dai flash a Cannes - in autostrada, però, non sulla Promenade. Ho già capito come andrà quest'anno.
L'intermezzo francese è stato corroborante. Nonostante lo sfiorato distaccamento delle falangi (magari la prossima volta mi ricordo di portare guanti non tagliati sulle dita), preferisco aver visto questi posti ora disertati, in alcuni casi chiusi per ferie, gelidi, piuttosto che durante l'assalto estivo. Peccato solo per i colori.
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01:05
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lunedì, dicembre 22, 2008
Sto portando avanti uno scambio di mail con un affabile signore inglese esperto di macchine tipografiche che porta il cognome di un celebre tipografo del '700. Io non gli chiedo delle sue presunte genealogie per evitare l'ennesima gaffe, in questo caso internazionale, ma la faccenda mi incuriosisce.
Forse mi dimostro un'inqualificabile
nerd nel dire tutto ciò, ma ricevere le mail di questo signore, seppure sia uno scambio puramente tecnico-commerciale, è un piacere (reciproco, sicuramente, dato che io a un certo punto tirerò fuori delle sterline), forse perché gli attribuisco una passione "faticosa" per qualcosa che è destinato a scomparire in un futuro ormai prossimo: e poi anche perché mi ha fatto capire che non è così sorprendente che in rete vi siano forum angloamericani sull'argomento dove scrivono prevalentemente sedicenti
ottuagenari (tanto per chiarire che non vi stavo raccontando
84, Charing Cross Road in chiave tipografica).
Però, ripensandoci. Forse un poco sorprendente rimane lo stesso.
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07:31
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venerdì, dicembre 19, 2008
Da qualche tempo scuoto la testa lamentandomi di avere tante idee (scuoto la testa per shakerarle come si deve) e troppo poco tempo per realizzarle o per provarci: sperimentare materiali, strumenti... aggeggi di ogni tipo che LaCasa sta lentamente accumulando o dare consistenza a un progetto audace ma sensato (pensato ormai un anno fa, adesso lo vedo costruire da altri, molto molto più
corporate).
All'apice delle mie sessioni autodenigratorie però convengo con me stessa che forse avere poco tempo è un bene per la mia autostima. Insomma, potrebbero pur sempre essere delle idee del cazzo.
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lunedì, dicembre 08, 2008
Nella catena alimentare sono appena un gradino sopra una foglia d'erba, dentro e fuori metafora. È l'insegnamento che ho riportato dall'episodico fuori-sede lavorativo di questo inizio dicembre.
A Roma sembrava primavera. L'escursione termica avvertita appena poggiato il piede sulla banchina in stazione Centrale mi ha fatto sentire immensamente grata all'oca ungherese che ha donato i suoi piumaggi per tenere al caldo le mie insonnie.
La città è splendida - so che la cosa non vi è nuova -, più di quanto ricordassi, eppure non ho pensato, giuro, neanche un momento, di trasferirmici. Abbiamo camminato senza risparmiarci: preferivo riconciliarmi con la geografia della città, lo ammetto, piuttosto che esaurire il poco tempo in un museo. Ci siamo dati appuntamento sotto Giordano Bruno (di spalle, altrimenti porta rogne) con chi non vedevo da anni, abbiamo cenato al ghetto, abbiamo appurato che il business delle bancarelle di libri usati è in mano al sucontinente indiano e annotato l'esistenza di una festa della SS. M a d o n n a de noantri a Trastevere. Di questi tempi, siamo sempre più preparati alle partenze che ai ritorni.
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mercoledì, novembre 05, 2008
Fino a qualche anno fa avevo dei raccoglitori dove infilavo pagine di quotidiani o riviste che mi pareva raccontassero la storia, nel bene e nel male. Un'abitudine che nel tempo faccio risalire più alle ricerche sui microfilm alla Sormani che alla visione dei film di Moretti. Negli ultimi anni però l'attività di leggere quotidiani cartacei è diventata sempre più rara per me (non solo perché online è gratis, ma anche perché ho sempre meno fiducia nell'informazione in Italia e preferisco approfondire le notizie per conto mio, su vari fronti). Però oggi è uno di quei giorni per cui si fa eccezione: oggi compro il quotidiano per ritagliare la prima pagina e metterla da parte.
(Già che ci siamo cerco anche quell'edizione dell'Econ omist sulla crisi economica che mi ha segnalato s.: copertina completamente nera, enorme scritta bianca "OH FUCK!")
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domenica, novembre 02, 2008
Servi editoriali. È un refuso, pardon, un lapsus, trovato nella presentazione dei nostri servi
zi che stavo correggendo. Una frase scritta da me, naturalmente.
Se c'è una cosa che mi dà noia nel mio lavoro - e in questo caso mi riferisco alla parte squisitamente grafica dello stesso - è che chiunque pensa di saperlo fare, si sente legittimato a dirmi come dovrei farlo e spesso ha il potere di farlo (in quanto cliente, per esempio).
Non che io sia convinta di essere un guru della grafica, anzi, bofonchio ancora quando devo presentarmi semplicemente come "grafico", nonostante sia scritto sulla carta d'identità e sul biglietto da visita. Però di una cosa sono convinta: il mondo non ha questo bisogno estremo di scritte ondulate.
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lunedì, ottobre 27, 2008
Sono uscita dal week-end con un paio di stivaletti da cosacco. Sì, lo so che avevo detto che quest'anno mi sarei vestita da donna. Ma l'ho detto anche l'anno scorso e l'anno prima... c'è ancora qualcuno che ci crede? A parte mio padre, dico.
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03:29
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giovedì, ottobre 16, 2008
Stanotte ho sognato di svegliarmi in un luogo dove vecchi amici mi portavano i loro sogni notturni scritti su striscioline di carta.
Mi chiedo: sarà colpa di Facebook?
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05:27
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lunedì, ottobre 06, 2008
Quando passo in cucina e vedo la mia menomata prima creazione (sarebbe la seconda, ma la volta precedente avevo lavorato
sotto il controllo di un adulto), la guardo con commozione e mi viene in mente che quando avevo ispezionato la macchina da cucire ricevuta in regalo, mi ero illusa che il tasto Indietro fosse il CTRL+Z.
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01:47
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mercoledì, ottobre 01, 2008
Arrivato l'autunno. Ho un timpano infiammato, una placca sulle tonsille e, a giorni alterni, una febbriciattola strisciante (ciò nonostante forse dovrei dire al Serpe di non apostrofarmi con affetto 'mezzasega vegetariana' quando andiamo dai clienti).
Il medico mi ha prescritto delle gocce che non vengono prodotte dal 2004, un colluttorio che ha il nome di una marca di stampanti (e il sapore che immagino abbia un toner) e un antibiotico che - sono sicura - da qualche parte nel mondo viene cosiderato "arma non convenzionale".
Ma soprattutto mi prude il calcagno destro (non c'è niente da ridere). Quando guido è un disastro, dato che è il piede dell'acceleratore. Mi dico che è lo stress.
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00:30
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lunedì, settembre 15, 2008
Posso solo dire che il suicidio di David Foster Wallace colpisce l'immaginario di noi (noi, per i quali è un'icona) schiavi - della mente, del dolore, e a nostro modo della letteratura - come l'ennesima frustata.
Sono amareggiata, affranta e non me l'aspettavo, eppure non sono
abbastanza stupita.
In rete gira il discorso che fece agli studenti della Kenyon University, in cui disse anche:
As I'm sure you guys know by now, it is extremely difficult to stay alert and attentive, instead of getting hypnotized by the constant monologue inside your own head (may be happening right now). Twenty years after my own graduation, I have come gradually to understand that the liberal arts cliché about teaching you how to think is actually shorthand for a much deeper, more serious idea: learning how to think really means learning how to exercise some control over how and what you think. It means being conscious and aware enough to choose what you pay attention to and to choose how you construct meaning from experience. Because if you cannot exercise this kind of choice in adult life, you will be totally hosed. Think of the old cliché about the mind being an excellent servant but a terrible master.
This, like many clichés, so lame and unexciting on the surface, actually expresses a great and terrible truth. It is not the least bit coincidental that adults who commit suicide with firearms almost always shoot themselves in: the head. They shoot the terrible master. And the truth is that most of these suicides are actually dead long before they pull the trigger.
And I submit that this is what the real, no bullshit value of your liberal arts education is supposed to be about: how to keep from going through your comfortable, prosperous, respectable adult life dead, unconscious, a slave to your head and to your natural default setting of being uniquely, completely, imperially alone day in and day out.
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01:18
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mercoledì, settembre 10, 2008
L'idea dell'apocalisse laica, progettata e messa a punto dai fisici, figurerebbe bene in un libro di Michel Houellebecq (basta aggiungere un po' di torbido). Secondo me non conviene sperarci. Piuttosto mi preoccuperei del fatto che, mentre i protoni se ne vanno a spasso nell'anello di LHC, il buco nero per niente microscopico del capitalismo "modello americano" (e di conseguenza del capitalismo tout-court) non abbia nessuna intenzione di
evaporare. Sotto sotto un poco ne gioisco, inutile negarlo, ma è puro masochismo. So benissimo che ci saranno conseguenze anche per me.
Noi intanto continuiamo a sorvegliare la crisi del mercato immobiliare come degli sciacalli. S. dice che facciamo come il cinese che aspetta lungo il fiume di veder passare il cadavere del suo nemico (immagino sia colpa del taoismo se nell'aneddotica cinese c'è sempre tanta gente
che aspetta).
Avessimo solo deciso che cosa fare.
Sono d'accordo e spesso rincalzo tutte le maldicenze sulla Milano di oggi, anche se a volte mi capita di difendere la città per un automatismo, come si fa con qualcuno di famiglia o con un difetto fisico di cui non si va fieri ma che non si permette di canzonare. Eppure se lo merita. Dovremmo andarcene, ma le scelte fatte, le scelte, maledette.
Così non sappiamo ancora dove andremo, cosa faremo.
Forse non faremo niente.
Giocheremo a Guitar Hero. Preparerò qualche intruglio d'epoca scovato sul
Talismano della felicità (impolverata reliquia estratta dall'armadio a muro delLa Casa). Continuerò a sentirmi come in quel romanzo,
inguaribile.
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14:46
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mercoledì, settembre 03, 2008
Dopo la rovinosa presa di coscienza dei trent'anni, i trentuno non sono niente. Fino ai quaranta - almeno - non batto ciglio.
Il che, non ho ancora deciso se significherà che chiuderò gli occhi fino ad allora, o che mi imporrò di tenerli sempre spalancati.
Fortunatamente il mondo finisce nel 2012.
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01:39
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lunedì, agosto 25, 2008
L'altro giorno, mentre la Polo blé (Blu Chagall, pardon. n.d.b.) correva in autostrada, ho intravisto nello specchietto laterale un individuo semisconosciuto, quella versione di me dal colore ambrato che non incontravo da anni - dato che l'abbronzatura giornaliera dell'anno scorso non è annoverabile nel computo. Peccato che nonostante il doposole, acquistato più che altro per avere il pretesto di farselo spalmare, probabilmente questo me ambrato sarà grattato via con qualche colpo di spugna in meno di dieci giorni, e il troppo effimero benessere da ferie verrà via insieme alla pelle morta.
Avendo riservato "il viaggio" a tempi migliori, risparmiando per un bene più grande - un viaggio come si deve o progetti per avere salva la vita - ho comunque provato qualcosa di nuovo, come il MART di Rovereto, i laghetti in quota e la polenta in agosto, e riscoperto qualche vecchio piacere, come leggere nel pomeriggio (erano mesi che, escludendo naturalmente la lettura per lavoro, potevo farlo solo la notte) e fare le cornici concentriche e la pagina della Sfinge in spiaggia prima di lanciare la sfida ai cavalloni.
Quando siamo arrivati nella casa che ci ospitava al mare, quella di tutte le vacanze senza portafoglio, cioè casa di mia zia, ho visto sul tavolino in giardino un libro privo di copertina, dalla carta pesante, che il vento continuava a sfogliare avanti e indietro. Un
richiamo. Così, nelle ore più calde che altri dedicavano alla siesta, ho disteso le gambe sul tavolino di vimini, nell'ombra del giardino, e sottratto l'amatissimo Jack London al suo "bagno di vento".
In casa di mia zia girano ancora dei bambini e per la casa si trovano disseminati, aperti su una pagina oppure chiusi, libri per ragazzi degli anni '60 e '70, eredità delle generazioni precedenti. È una delle cose che mi piace trovare immutata, negli anni.
Oltre al fatto che lì, la notte dormo. Dici niente.
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02:17
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lunedì, luglio 28, 2008
È molto probabile che se fossi Haruki Murakami e dovessi rispondere ad alcune domande del mio lettore
medio, proverei un forte desiderio di smettere di scrivere.
Per fortuna non proprio tutte sono così sconfortanti da dover avere risposte deludenti, ma comunque non credo mi interesserà andarle a cercare.
In ogni caso mi pare che vi siano innumerevoli
pessimi lettori che non sono necessariamente gli stessi che leggono pessimi scrittori.
Non sono ancora del tutto convinta che, parlando di letteratura, si abbiano soltanto i lettori che si meritano.
Naturalmente non ho intenzione di postare la mia domanda, anzi posto Rodolfo Wilcock:
Il nostro lettore
Il nostro lettore ha più buchi che sporgenze, sta continuamente sul chi vive e raramente si pulisce le unghie. Non può sopportare che lo tocchino, ma quando può, tocca. Per il resto è completamente normale; si misura la febbre col termometro, partecipa alla luce divina e ha gli arti coperti di peli. Ma quando viene la sera si può vedere il suo vero volto: è sorprendentemente somigliante a Luigi XI di Francia. Può produrre ciò che vuole e quanto vuole: il suo vertice si regge sulla base. Giustamente gode di un'indennità che lo compensa del fatto che essendo uguale agli altri uomini svolge l'attività più umile di tutte: leggerci.(da
Frau Teleprocu)
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01:37
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