lunedì, giugno 29, 2009

Gli inquilini ALER sono così disillusi sull'efficienza delle riparazioni condominiali, che la portinaia, invece delle consuete comunicazioni sui temporanei disservizi, ci regala ammiccanti comunicazioni sulle temporanee migliorie. L'ultima è un biglietto sopra il pulsante per l'apertura del portone con la scritta: "Il pulsante funziona". Non so perché, la cosa mi fa ridere.

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"Colore dall'elevato potere coprente, opaco e indelebile". Ne ho piene le mani. Ho ancora qualche lavaggio da accumulare per toglierlo da sotto le unghie. Ai tempi in cui frequentai una manciata di lezioni di calligrafia giapponese, il rito del lavaggio delle mani a fine serata era un momento di socializzazione, visto il tempo che l'operazione richiedeva (per noi principianti). Con gli acrilici temo non sia differente.
Eppure devo ammettere che sporcarsi le mani con il colore è un'attività estremamente appagante - diversamente dall'applicare un Pantone cliccando su un'icona in Illustrator.

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lunedì, maggio 25, 2009

Non sto per niente comoda in queste vesti eppure continuo a infilarmici dentro. La morsa si stringe ogniqualvolta accenno un dibattimento, eppure insisto, preda di astratte fantasie di mutevolezza o di un'involontaria ostinazione. Mi irrita come non mai il fatto che gli altri mi vedano come mi vedono - donna che alimenta segrete (ma non troppo) catastrofi emotive, razionalmente inavveduta e vacillante - e i miei goffi tentativi di dimostrare che sono in errore, che gliel'ho lasciato credere per distratta indulgenza o arroganza (perché non mi sono presa il disturbo di farmi capire quand'era il momento) - ecco, quelli sono la dimostrazione più schiacciante che forse non sono in errore.

Credo sia cosa comune avere l'impressione che il proprio peggior difetto sia anche il proprio miglior pregio. Per quanto mi riguarda, nonostante le pessime opinioni che in generale ho di me stessa, a volte penso sarebbe comunque meno mortificante se questo dipendesse dalle opinioni suddette piuttosto che da con chi sto parlando.

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martedì, marzo 24, 2009

In queste tenebrose camere, dove vivo
giorni grevi, di qua di là m'aggiro
per trovare finestre (sarà
scampo se una finestra s'apre). Ma
finestre non si trovano, o non so
trovarle. Meglio non trovarle forse.
Forse sarà la luce altra tortura.
Chi sa che cose nuove mostrerà.

Kostantinos Kavafis

[la luce di oggi: ci ha già mostrato queste cose. non è una tortura altra e a maggior ragione, e proprio per questo, è una tortura.]

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lunedì, marzo 23, 2009

Ma tra tutti i libri di David Peace, dico, proprio da The Damned Utd, dovevano trarre un film?
Urge rileggere il Red Riding Quartet (in ordine cronologico, questa volta).

Update: Scena 21, LaCasa, interno notte
s. "Allora ti rileggi il quartetto dello Yorkshire?
f. "Prima finisco di rileggere questo (un Darlymple, n.d.b.)."
s. (soppesa la quantità di libro ancora da leggere e supplica) "Ma non vuoi finirlo stanotte, vero?"

S. ha un problema con la mia insonnia. Anch'io ho un problema con la mia insonnia, intendiamoci. Ma lo avverto molto più intensamente quando mi alzo la mattina, faccio per entrare in cucina e lui mi prende il viso tra le mani, poi prende lo slancio come se dovesse prendermi a craniate e si ferma a due millimetri dal mio naso, così che io possa riflettergli uno sguardo strabico mentre scandisce con enfasi intimidatoria: "TU de-vi dor-mi-re". Evidentemente, però, ho un inconscio impavido.

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lunedì, febbraio 23, 2009

Questo vuol dire andarsele a cercare. Mando a farsi fottere la scaramanzia il venerdì e il sabato mattina la lavatrice decide che è venuta la sua ora (prima di spirare si improvvisa toro meccanico e attenta alla già problematica estetica delLa Casa cercando di rovesciare sul pavimento la lastra di marmo da 20 chili che serviva a tenerla ferma), così ci tocca attingere al fondo viaggi per acquistarne una nuova. Per carità, adesso potrò fare persino la centrifuga leggera, sollazzo che finora mi era precluso. Però porca miseria.

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giovedì, febbraio 19, 2009

L'ultima volta che ho cercato di progettare un viaggio estivo con largo anticipo basandomi su una episodica e volatile sicurezza economica, come è noto, sono rimasta senza lavoro.
Al last-minute in agosto però non ho mai creduto e gli anni passati le cose semplicemente si sono trascinate così a lungo, in attesa di un cambiamento che non arrivava mai, che non sono riuscita a fare dei piani di viaggio che poi mi portassero davvero a fare la fila al check-in o a rotolare giù dai ripidi scalini di un treno internazionale.
In questi giorni in cui rileggo guide (piene di cautele) vecchie ormai di otto anni e traccio - a matita - itinerari su una cartina politica variegata, non so se aderire all'idea del viaggiare per la sola ragione del viaggio (perché di ragioni ne ho valigie intere), però trovo la conferma che il viaggio è una delle mie priorità nel sistema dei bisogni.
E quindi ci ritento, magari sarò più fortunata. Che si fottano la scaramanzia e il fatalismo. E che si fotta anche il monsone.

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mercoledì, gennaio 07, 2009

Metaphysical hangover: “When that ineffable compound of depression, sadness (these two are not the same), anxiety, self-hatred, sense of failure and fear for the future begins to steal over you, start telling yourself that what you have is a hangover. . . You have not suffered a minor brain lesion, you are not all that bad at your job, your family and friends are not leagued in a conspiracy of barely maintained silence about what a shit you are, you have not come at last to see life as it really is.”

Come dire: anno nuovo -punto. Questo metaphysical hangover [la definizione è di Kingsley Amis - il padre di Martin, sì, uno che ne sapeva - trovata sul New Yorker passando da Dwight Garner], non è naturalmente un punto di partenza, né un proposito per il tempo a venire (sia mai), ma l'ormai comprovato "stato dell'arte".

Ho scoperto che ci sono degli insospettati ottimisti che mandano sms "educativi" fra la fine e l'inizio. Il mio cellulare invece ha esaurito il credito poco dopo la mezzanotte (o la metà della bottiglia di Champagne) e sulla strada del ritorno sono stata abbagliata dai flash a Cannes - in autostrada, però, non sulla Promenade. Ho già capito come andrà quest'anno.

L'intermezzo francese è stato corroborante. Nonostante lo sfiorato distaccamento delle falangi (magari la prossima volta mi ricordo di portare guanti non tagliati sulle dita), preferisco aver visto questi posti ora disertati, in alcuni casi chiusi per ferie, gelidi, piuttosto che durante l'assalto estivo. Peccato solo per i colori.

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lunedì, dicembre 22, 2008

Sto portando avanti uno scambio di mail con un affabile signore inglese esperto di macchine tipografiche che porta il cognome di un celebre tipografo del '700. Io non gli chiedo delle sue presunte genealogie per evitare l'ennesima gaffe, in questo caso internazionale, ma la faccenda mi incuriosisce.
Forse mi dimostro un'inqualificabile nerd nel dire tutto ciò, ma ricevere le mail di questo signore, seppure sia uno scambio puramente tecnico-commerciale, è un piacere (reciproco, sicuramente, dato che io a un certo punto tirerò fuori delle sterline), forse perché gli attribuisco una passione "faticosa" per qualcosa che è destinato a scomparire in un futuro ormai prossimo: e poi anche perché mi ha fatto capire che non è così sorprendente che in rete vi siano forum angloamericani sull'argomento dove scrivono prevalentemente sedicenti ottuagenari (tanto per chiarire che non vi stavo raccontando 84, Charing Cross Road in chiave tipografica).
Però, ripensandoci. Forse un poco sorprendente rimane lo stesso.

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venerdì, dicembre 19, 2008

Da qualche tempo scuoto la testa lamentandomi di avere tante idee (scuoto la testa per shakerarle come si deve) e troppo poco tempo per realizzarle o per provarci: sperimentare materiali, strumenti... aggeggi di ogni tipo che LaCasa sta lentamente accumulando o dare consistenza a un progetto audace ma sensato (pensato ormai un anno fa, adesso lo vedo costruire da altri, molto molto più corporate).
All'apice delle mie sessioni autodenigratorie però convengo con me stessa che forse avere poco tempo è un bene per la mia autostima. Insomma, potrebbero pur sempre essere delle idee del cazzo.

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lunedì, dicembre 08, 2008

Nella catena alimentare sono appena un gradino sopra una foglia d'erba, dentro e fuori metafora. È l'insegnamento che ho riportato dall'episodico fuori-sede lavorativo di questo inizio dicembre.
A Roma sembrava primavera. L'escursione termica avvertita appena poggiato il piede sulla banchina in stazione Centrale mi ha fatto sentire immensamente grata all'oca ungherese che ha donato i suoi piumaggi per tenere al caldo le mie insonnie.
La città è splendida - so che la cosa non vi è nuova -, più di quanto ricordassi, eppure non ho pensato, giuro, neanche un momento, di trasferirmici. Abbiamo camminato senza risparmiarci: preferivo riconciliarmi con la geografia della città, lo ammetto, piuttosto che esaurire il poco tempo in un museo. Ci siamo dati appuntamento sotto Giordano Bruno (di spalle, altrimenti porta rogne) con chi non vedevo da anni, abbiamo cenato al ghetto, abbiamo appurato che il business delle bancarelle di libri usati è in mano al sucontinente indiano e annotato l'esistenza di una festa della SS. M a d o n n a de noantri a Trastevere. Di questi tempi, siamo sempre più preparati alle partenze che ai ritorni.

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mercoledì, novembre 05, 2008

Fino a qualche anno fa avevo dei raccoglitori dove infilavo pagine di quotidiani o riviste che mi pareva raccontassero la storia, nel bene e nel male. Un'abitudine che nel tempo faccio risalire più alle ricerche sui microfilm alla Sormani che alla visione dei film di Moretti. Negli ultimi anni però l'attività di leggere quotidiani cartacei è diventata sempre più rara per me (non solo perché online è gratis, ma anche perché ho sempre meno fiducia nell'informazione in Italia e preferisco approfondire le notizie per conto mio, su vari fronti). Però oggi è uno di quei giorni per cui si fa eccezione: oggi compro il quotidiano per ritagliare la prima pagina e metterla da parte.
(Già che ci siamo cerco anche quell'edizione dell'Econ omist sulla crisi economica che mi ha segnalato s.: copertina completamente nera, enorme scritta bianca "OH FUCK!")

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domenica, novembre 02, 2008

Servi editoriali. È un refuso, pardon, un lapsus, trovato nella presentazione dei nostri servizi che stavo correggendo. Una frase scritta da me, naturalmente.

Se c'è una cosa che mi dà noia nel mio lavoro - e in questo caso mi riferisco alla parte squisitamente grafica dello stesso - è che chiunque pensa di saperlo fare, si sente legittimato a dirmi come dovrei farlo e spesso ha il potere di farlo (in quanto cliente, per esempio).
Non che io sia convinta di essere un guru della grafica, anzi, bofonchio ancora quando devo presentarmi semplicemente come "grafico", nonostante sia scritto sulla carta d'identità e sul biglietto da visita. Però di una cosa sono convinta: il mondo non ha questo bisogno estremo di scritte ondulate.

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lunedì, ottobre 27, 2008

Sono uscita dal week-end con un paio di stivaletti da cosacco. Sì, lo so che avevo detto che quest'anno mi sarei vestita da donna. Ma l'ho detto anche l'anno scorso e l'anno prima... c'è ancora qualcuno che ci crede? A parte mio padre, dico.

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giovedì, ottobre 16, 2008

Stanotte ho sognato di svegliarmi in un luogo dove vecchi amici mi portavano i loro sogni notturni scritti su striscioline di carta.
Mi chiedo: sarà colpa di Facebook?

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lunedì, ottobre 06, 2008

Quando passo in cucina e vedo la mia menomata prima creazione (sarebbe la seconda, ma la volta precedente avevo lavorato sotto il controllo di un adulto), la guardo con commozione e mi viene in mente che quando avevo ispezionato la macchina da cucire ricevuta in regalo, mi ero illusa che il tasto Indietro fosse il CTRL+Z.

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mercoledì, ottobre 01, 2008

Arrivato l'autunno. Ho un timpano infiammato, una placca sulle tonsille e, a giorni alterni, una febbriciattola strisciante (ciò nonostante forse dovrei dire al Serpe di non apostrofarmi con affetto 'mezzasega vegetariana' quando andiamo dai clienti).
Il medico mi ha prescritto delle gocce che non vengono prodotte dal 2004, un colluttorio che ha il nome di una marca di stampanti (e il sapore che immagino abbia un toner) e un antibiotico che - sono sicura - da qualche parte nel mondo viene cosiderato "arma non convenzionale".
Ma soprattutto mi prude il calcagno destro (non c'è niente da ridere). Quando guido è un disastro, dato che è il piede dell'acceleratore. Mi dico che è lo stress.

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lunedì, settembre 15, 2008

Posso solo dire che il suicidio di David Foster Wallace colpisce l'immaginario di noi (noi, per i quali è un'icona) schiavi - della mente, del dolore, e a nostro modo della letteratura - come l'ennesima frustata.
Sono amareggiata, affranta e non me l'aspettavo, eppure non sono abbastanza stupita.

In rete gira il discorso che fece agli studenti della Kenyon University, in cui disse anche:
As I'm sure you guys know by now, it is extremely difficult to stay alert and attentive, instead of getting hypnotized by the constant monologue inside your own head (may be happening right now). Twenty years after my own graduation, I have come gradually to understand that the liberal arts cliché about teaching you how to think is actually shorthand for a much deeper, more serious idea: learning how to think really means learning how to exercise some control over how and what you think. It means being conscious and aware enough to choose what you pay attention to and to choose how you construct meaning from experience. Because if you cannot exercise this kind of choice in adult life, you will be totally hosed. Think of the old cliché about the mind being an excellent servant but a terrible master.

This, like many clichés, so lame and unexciting on the surface, actually expresses a great and terrible truth. It is not the least bit coincidental that adults who commit suicide with firearms almost always shoot themselves in: the head. They shoot the terrible master. And the truth is that most of these suicides are actually dead long before they pull the trigger.

And I submit that this is what the real, no bullshit value of your liberal arts education is supposed to be about: how to keep from going through your comfortable, prosperous, respectable adult life dead, unconscious, a slave to your head and to your natural default setting of being uniquely, completely, imperially alone day in and day out.

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mercoledì, settembre 10, 2008

L'idea dell'apocalisse laica, progettata e messa a punto dai fisici, figurerebbe bene in un libro di Michel Houellebecq (basta aggiungere un po' di torbido). Secondo me non conviene sperarci. Piuttosto mi preoccuperei del fatto che, mentre i protoni se ne vanno a spasso nell'anello di LHC, il buco nero per niente microscopico del capitalismo "modello americano" (e di conseguenza del capitalismo tout-court) non abbia nessuna intenzione di evaporare. Sotto sotto un poco ne gioisco, inutile negarlo, ma è puro masochismo. So benissimo che ci saranno conseguenze anche per me.

Noi intanto continuiamo a sorvegliare la crisi del mercato immobiliare come degli sciacalli. S. dice che facciamo come il cinese che aspetta lungo il fiume di veder passare il cadavere del suo nemico (immagino sia colpa del taoismo se nell'aneddotica cinese c'è sempre tanta gente che aspetta).
Avessimo solo deciso che cosa fare.

Sono d'accordo e spesso rincalzo tutte le maldicenze sulla Milano di oggi, anche se a volte mi capita di difendere la città per un automatismo, come si fa con qualcuno di famiglia o con un difetto fisico di cui non si va fieri ma che non si permette di canzonare. Eppure se lo merita. Dovremmo andarcene, ma le scelte fatte, le scelte, maledette.
Così non sappiamo ancora dove andremo, cosa faremo.
Forse non faremo niente.
Giocheremo a Guitar Hero. Preparerò qualche intruglio d'epoca scovato sul Talismano della felicità (impolverata reliquia estratta dall'armadio a muro delLa Casa). Continuerò a sentirmi come in quel romanzo, inguaribile.

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mercoledì, settembre 03, 2008

Dopo la rovinosa presa di coscienza dei trent'anni, i trentuno non sono niente. Fino ai quaranta - almeno - non batto ciglio.
Il che, non ho ancora deciso se significherà che chiuderò gli occhi fino ad allora, o che mi imporrò di tenerli sempre spalancati.
Fortunatamente il mondo finisce nel 2012.

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lunedì, agosto 25, 2008

L'altro giorno, mentre la Polo blé (Blu Chagall, pardon. n.d.b.) correva in autostrada, ho intravisto nello specchietto laterale un individuo semisconosciuto, quella versione di me dal colore ambrato che non incontravo da anni - dato che l'abbronzatura giornaliera dell'anno scorso non è annoverabile nel computo. Peccato che nonostante il doposole, acquistato più che altro per avere il pretesto di farselo spalmare, probabilmente questo me ambrato sarà grattato via con qualche colpo di spugna in meno di dieci giorni, e il troppo effimero benessere da ferie verrà via insieme alla pelle morta.
Avendo riservato "il viaggio" a tempi migliori, risparmiando per un bene più grande - un viaggio come si deve o progetti per avere salva la vita - ho comunque provato qualcosa di nuovo, come il MART di Rovereto, i laghetti in quota e la polenta in agosto, e riscoperto qualche vecchio piacere, come leggere nel pomeriggio (erano mesi che, escludendo naturalmente la lettura per lavoro, potevo farlo solo la notte) e fare le cornici concentriche e la pagina della Sfinge in spiaggia prima di lanciare la sfida ai cavalloni.

Quando siamo arrivati nella casa che ci ospitava al mare, quella di tutte le vacanze senza portafoglio, cioè casa di mia zia, ho visto sul tavolino in giardino un libro privo di copertina, dalla carta pesante, che il vento continuava a sfogliare avanti e indietro. Un richiamo. Così, nelle ore più calde che altri dedicavano alla siesta, ho disteso le gambe sul tavolino di vimini, nell'ombra del giardino, e sottratto l'amatissimo Jack London al suo "bagno di vento".
In casa di mia zia girano ancora dei bambini e per la casa si trovano disseminati, aperti su una pagina oppure chiusi, libri per ragazzi degli anni '60 e '70, eredità delle generazioni precedenti. È una delle cose che mi piace trovare immutata, negli anni.
Oltre al fatto che lì, la notte dormo. Dici niente.

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lunedì, luglio 28, 2008

È molto probabile che se fossi Haruki Murakami e dovessi rispondere ad alcune domande del mio lettore medio, proverei un forte desiderio di smettere di scrivere.

Per fortuna non proprio tutte sono così sconfortanti da dover avere risposte deludenti, ma comunque non credo mi interesserà andarle a cercare.
In ogni caso mi pare che vi siano innumerevoli pessimi lettori che non sono necessariamente gli stessi che leggono pessimi scrittori.
Non sono ancora del tutto convinta che, parlando di letteratura, si abbiano soltanto i lettori che si meritano.

Naturalmente non ho intenzione di postare la mia domanda, anzi posto Rodolfo Wilcock:

Il nostro lettore

Il nostro lettore ha più buchi che sporgenze, sta continuamente sul chi vive e raramente si pulisce le unghie. Non può sopportare che lo tocchino, ma quando può, tocca. Per il resto è completamente normale; si misura la febbre col termometro, partecipa alla luce divina e ha gli arti coperti di peli. Ma quando viene la sera si può vedere il suo vero volto: è sorprendentemente somigliante a Luigi XI di Francia. Può produrre ciò che vuole e quanto vuole: il suo vertice si regge sulla base. Giustamente gode di un'indennità che lo compensa del fatto che essendo uguale agli altri uomini svolge l'attività più umile di tutte: leggerci.


(da Frau Teleprocu)

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giovedì, luglio 24, 2008

Ormai va così, mi scrivono gli autori per ringraziarmi, mi scrive l'editore per complimentarsi su un progetto e io penso: oh cazzo. di sicuro succede qualcosa, non può andarmi liscia (quest'estate penso solo in minuscolo e anche questo ha un suo significato).

Dopo averne letto in ogni dove, nella blogosfera, ho recuperato quasi completamente il ritardo acquisito sulle due serie di Boris (per riprendere le righe precedenti, confesso il mio affetto per lo stagista schiavo. per quanto io non abbia mai fatto uno stage, capisco).

Nelle ultime settimane poi, sono apparsi i conigli. È iniziato tutto con un articolo sul serial killer dei conigli (il caso "Bunny Murders" - nonostante il mio amore per gli animali mi ha strappato qualche risata) che localizza le vittime con Google Earth. Poi ho visto una black and bloody Irish comedy, dove il protagonista tenta un omicidio-suicidio in cui ovviamente riesce solo l'omicidio - del coniglio David. E ieri ho scovato per caso uno dei siti più assurdi di Internet. Adesso ogni tanto, quando parlo con s., posiziono le mani come l'ombra cinese del coniglio, al posto delle interiezioni.

grandi metafore (per lavori stronzi)/1
Non ti accorgi di quanto la prospettiva sia errata finché non la vedi riflessa.

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venerdì, luglio 11, 2008

Ogni tanto lo penso anch'io.

Adoro spulciare gli archivi di Found Magazine, ci passerei ore.

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Da quel che vedo, le unghie sono sempre le prime vittime della mia ansia. Fino a poco tempo fa le rosicchiavo fino a sanguinare, senza neanche rendermene conto. Mi ero quasi convinta che se anche avessi smesso, dopo trent'anni di potatura continua non sarebbero cresciute comunque, sarebbero rimaste delle unghie "bonsai". Invece dopo un paio di mesi me le sono ritrovate un po' informi ma onorevolmente lunghe (l'altro giorno condividevo un tavolo all'aperto con L. che, scioccato per avermi sentito picchiettare sulla pinta con le dita, ha esclamato: "ehi, ma... hai le unghie! non ti riconosco più").
Eppure, pare che le unghie siano rimaste le prime vittime della mia ansia: l'altro ieri, all'apice della tensione e incastrata in un multitask estremo (telefono fra la spalla e l'orecchio, skype scampanellante, thunderbird una slot machine - truccata, cioè soldi zero o quasi, in tutto ciò), ho preso il tagliaunghie e le ho tagliate tutte, prima in una versione più lunga poi in quella mini - immagine di una certa eleganza, lo so.
Tutto ciò mi ha ricordato questo.

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giovedì, luglio 10, 2008

I miei propositi di viaggio non particolarmente eccentrici (se non per il fatto che "non andare dritti alla meta" è come sempre la mia ipotesi di viaggio preferita) sono stati cassati perché considerati comunque troppo audaci a livello economico - for the time being - eppure sto cercando di chiudere tutte le questioni aperte per la fine del mese, perché ad agosto mi dileguerò, oh sì mi dileguerò, in ogni caso.

Ne ho una visione confusa e un po' torbida, di questa fine del mese, quando mi faccio massaggiare la schiena la sera come i pugili prima o dopo l'incontro: è la prassi quando lavoro su libri su Linux (c'è di buono che chiuso questo dovrei aver esaurito i sistemi operativi e potrò tornare alle magnifiche frivolezze della varia). A detta di qualche redattore, gli interminabili listati di codice da controllare a video tenendo l'originale sulle ginocchia, sono catartici, ma per quanto mi riguarda in genere s'impastano in un'unica scritta in corpo 60: bad karma.

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martedì, luglio 01, 2008

Vedo mio fratello ("il Piccolo") fare incetta di camicie immacolate, valutare (quei dieci secondi) l'acquisto di una cravatta ed eliminare i jeans strappati dal suo abbigliamento diurno per adeguarsi alla mise da piazza Affari (no "per fortuna" non alla Borsa, ma tant'è), e trovo adeguato il monito di H.D. Thoreau: Beware of all enterprises that require new clothes.

Ma ironie a parte, il fatto che abbia finalmente l'opportunità di superare l'impasse di un'annata infeconda e piena di incertezze, mi rende felice. Incrocio le dita e gli preparo un tardivo biglietto di compleanno splatter tanto per ricordargli che per quanto mi riguarda andrà comunque sempre bene com'è. Sono una premurosa stupida sorella maggiore.

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venerdì, giugno 27, 2008

Mi rimane sempre oscuro il motivo per cui un autore dedica un manuale di 800 pagine su un sistema operativo ai proprio figli, scrivendo: "Siete la mia ispirazione".
Fossi il destinatario, non sono sicura che gradirei la dedica.

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mercoledì, giugno 25, 2008

Dato che Wordle va di moda ed è esteticamente gradevole, non vi risparmio la rappresentazione del mio profilo di del.icio.us amorevolmente (= "sei una fighetta!") preparato da s.




Che profilo aspirazionale (o wannabe, per dirla appunto da fighetta).
Gosh.

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Ormai è tempo di LePetittPulètt - LePetittPulètt è il mio pigiama-tutina striminzita in pezzo unico, un must dell'estate alLa Casa. Si chiama così per via dei disegni stilizzati e della pronuncia franco-emiliana delle piccole scritte che ricorrono di qua e di là dell'addome. Perché io metta una tutina con dei polli stilizzati è un enigma che neppure io voglio risolvere.

Io e la socia la mattina facciamo la conta delle patologie da chiusura di progettI:
- occhi lacrimosi (no commozione)
- contrattura spalla sinistra
- tunnel carpale mano destra
- dito della rotellina del mouse anchilosato (sì è il dito medio)
- accenni di epilessia

Sono pronta per il gazpacho.

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martedì, giugno 24, 2008

Il sogno di questa notte era una mia giornata.
Che cazzo di incubo. Uno dei peggiori.

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giovedì, giugno 19, 2008

Dicevo di una serie di sfighe qualche mese fa, ma non avevo intuito ciò che mi avrebbe riservato il futuro (ossia il presente). Ultimamente sono così sfigata che se ci fosse un campionato della sfiga arriverei seconda.
Non avete idea.

Ho desiderato così fortemente di scomparire che ci stavo andando vicino. Tanto così.
Vedevo bene, come traccia del mio passaggio sulla terra, una manciata di semi di cocomero, qualche risma di fogli stampati fronte/retro - più volte, insisto - e pile (disordinate) di roba da stirare.

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martedì, giugno 03, 2008

Il fatto che io mi fidi più degli altri che di me stessa per quanto riguarda alcune questioni molto pratiche, mi porta a scoprire che anche gli altri sbagliano quando ormai è notte, quando faccio un controllo così per scrupolo, ormai rassegnata a essere io l'imperfetta o la colpevole che aspetta solo, non la grazia ma, il colpo di-
Stupefacente come l'errore altrui non mi getti nel panico e riesca a essere abbastanza lucida da fare quel che c'è da fare.
L'errore altrui.

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