martedì, ottobre 20, 2009

A leggere l'oroscopo di Brezsny su Internazionale, dovrei essere in procinto di fabbricare l'equivalente di un anello d'oro, dopo aver lavorato una tonnellata di metallo grezzo.
Ieri ho dovuto rovistare nella cartella che scientemente tempo fa ho chiamato "grane" e questo non mi fa pensare né all'oro né al metallo grezzo. Ma non vorrei essere volgare.

In ogni caso cerco di non prenderla troppo sul serio. Qualcosa tipo questo.

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sabato, ottobre 10, 2009

Scozia/4
Una considerazione che mi pare utile per i posteri: se chiedete a un locale se una strada che vorreste fare in bicicletta è lunga e lui vi risponde - sgranando gli occhi - che non è lunga, ma è tough, forse dovreste ripensarci. Se due locali (fra cui quello che vi sta noleggiando la bici) sgranano gli occhi e vi dicono che una strada che vorreste fare in bicicletta non è lunga ma è tough, forse dovreste restituirgli le biciclette e andare a bervi una pinta al bar più vicino (in auto) - o, come da lui suggerito, a prendervi quell'altro liquido paglierino che danno in bicchieri più piccoli.
Era faticosa e lunga. E così ventosa, naturalmente a nostro sfavore, che a tratti pareva di essere su una cyclette e pedalare rimanendo fermi. In effetti la guida diceva che la strada da Broadfoard a Elgol era una delle strade più panoramiche da fare in macchina a Skye. In un momento di lucidità, abbiamo rinunciato all'ultimo tratto. Ma naturalmente lo rifarei, cercando di trovarmi ancora dalle parti di Torrin nelle ore di bassa marea - quando la baia mostra tutti i colori della Scozia, altrimenti in parte coperti dall'acqua. I prati, l'erica e la torba, con le brulle Cuillin Hills sullo sfondo, la cima tra le nuvole.

Andando a Skye è tassativo arrivare fino alla penisola (mi domando: si chiama comunque penisola se si è già su un'isola?) di Trotternish. L'Old Man of Storr, la Kilt Rock e la sua cascata sul mare, la scogliera di Quiraing regalano scorci insoliti che valgono la pena del viaggio (l'ultima non siamo riusciti a percorrerla perché stava piovendo come se dovesse venire giù il cielo e noi eravamo già così fradici che persino s. ha confessato di sentirsi infreddolito - voi non potete rendervi conto della portata di questa affermazione).
Se poi si prende la strada per Uig c'è un'imperdibile piccola deviazione da fare. Si segue una strada secondaria e senza uscita che conduce al Fairy Glen: una stupefacente valle di colline coniche e pinnacoli di roccia.

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Scozia/3
Nel b&b che ci ospita per due giorni (e mezzo) sull'isola di Skye, dopo averci fatto posare le valigie, il padrone di casa ci offre un caffé in un salotto in cui i mobili, il divano, i libri restituiscono un odore di affumicato, l'odore particolare che lasciano i caminetti in cui si brucia la torba.
Il padrone di casa parla con pronuncia impeccabilmente inglese, è enciclopedico e ama chiacchierare con i visitatori. Parlando del gaelico, ci dice che il volerlo riportare in uso è tutta una questione politica. Non viene utilizzato nella vita quotidiana e non è molto diverso da un dialetto, che come tale va preservato ma è assurdo che qualche folle scriva dépliant per i turisti in inglese e gaelico, invece che in inglese, francese e spagnolo. (Naturalmente qualche parallelismo viene spontaneo - difficile non ripensarci leggendo di sindaci verdevestiti che inaugurano centralini in comasco).
Non saprei dire se ha ragione il nostro padrone di casa (inglese), curiosando tra i suoi libri però mi son fatta l'idea che abbiamo posizioni politiche piuttosto vicine.
In realtà ho finito da poco il libro di Ian Mitchell (scozzese), Isles of the North, che la vedeva in maniera diversa dal mio ospite e soprattutto da me, ma poneva questioni interessanti sulla vita delle comunità delle isole più lontane dalla mainland (e comunque di istituire centralini in gaelico o di sottoporre gli insegnanti all'esame di gaelico non se ne parlava). Una delle note curiose che vi ho trovato è questa poesia, scritta da tale capitano Hamish Blair durante il suo soggiorno alle Orcadi durante la Seconda Guerra Mondiale e che evidentemente non trovava di suo gradimento la desolazione delle isole a nord della Scozia.

This bloody town's a bloody cuss -
No bloody trains, no bloody bus,
And no one cares for bloody us -
In bloody Orkney...

The bloody roads are bloody bad,
The bloody folks are bloody mad,
They'd make the brightest bloody sad,
In bloody Orkney.

All bloody clouds, and bloody rains,
No bloody kerbs, no bloody drains,
The Council's got no bloody brains,
In bloody Orkney.

Everything's so bloody dear,
A bloody bob, for bloody beer,
And is it good? - no bloody fear,
In bloody Orkney.

The bloody 'flicks' are bloody old,
The bloody seats are bloody cold,
You can't get in for bloody gold
In bloody Orkney.

The bloody dances make you smile,
The bloody band is bloody vile,
It only cramps your bloody style,
In bloody Orkney.

No bloody sport, no bloody games,
No bloody fun, the bloody dames
Won't even give their bloody names
In bloody Orkney.

Best bloody place is bloody bed,
With bloody ice on bloody head,
You might as well be bloody dead,
In bloody Orkney

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Scozia/2
Ma torniamo alla Scozia. Dato che ho l'abitudine di fare scelte impopolari, partirò da ciò che non ho visto. Non mi curo di metterci particolare coerenza quindi siete autorizzati, anzi vi incoraggio, a desistere. Semplicemente, oggi avevo voglia di scrivere.

1. Il Corrywreckan whirlpool. E' un enorme gorgo che si genera nel golfo omonimo quando l'onda di marea si infila fra le due isole di Jura e Scarba. Avevo letto che è uno dei tre maelström più grandi al mondo e che il boato al formarsi del gorgo si avverte a 16 km di distanza. È nota la mia fascinazione per queste manifestazioni naturali. Ma trovai anche tanti anni fa la parola maelström in una frase tra le altre di un libro che disse molto della mia adolescenza. "la mia anima è un maelström nero (una vasta vertigine intorno al vuoto [...])", diceva. L'ho sempre avuto a mente e avrei voluto affacciarmici (l'abisso - e quanto più di simile - mi ha sempre attratta più di quanto fosse auspicabile).

2. Le Carsaig Arches sull'isola di Mull. Io ero convinta e bella carica all'idea di raggiungerle ma, d'accordo, aveva ragione s., fare un'escursione di cui non si conosce l'esatta durata, con tratti a picco sul mare, senza protezioni, da soli e probabilmente sotto la pioggia, non è una buona idea. Aveva ragione ma ovviamente l'ho ammesso solo dopo - al momento ero piuttosto contrariata. Con l'auto, abbiamo preso la strada per arrivare al punto di inizio del percorso per dare un'occhiata e già di per sè è stata un'esperienza. Per intenderci: a Mull c'è un'unica strada che si possa definire tale ed è a una sola corsia con delle piazzole per favorire l'alternanza nei due sensi (abbiamo scoperto che in altre stagioni ci si disputa un rally). Ecco, Carsaig non è su quella strada: si prende una laterale ancora più stretta e diversamente asfaltata che attraversa chilometri (miglia, pardon) di silenzio dove, tra una barriera per il bestiame e l'altra, si sono dimenticati di ricavare le piazzole di cui sopra. Abbiamo attraversato una selva di alberi fitti e svettanti lungo una discesa con una pendenza che non ho cercato di quantificare solo perché l'idea che arrivasse un'altra auto e dovessimo ripercorrela in retromarcia in salita distraeva i miei neuroni. Ma naturalmente non è arrivato nessuno. Siamo giunti a una piccola baia con un molo crollato e due casupole, con un'altra baia poco più in là dove probabilmente partiva il percorso. Qui ho iniziato la mia collezione (mentale) di cabine della British Telecom - quelle tradizionali verniciate di rosso brillante - trovate nei luoghi più remoti: la cabina di Carsaig era in mezzo al bosco, di fianco a una cascata. Al ritorno ancora nessuna auto o umano, ma abbiamo intravisto la fugace figura di un cervo, subito riconquistata dall'oscurità del bosco. Che lo volessimo oppure no, il giorno successivo ha piovuto così forte e con tale costanza che non avremmo comunque potuto tentare l'escursione.

3.La Fingal's Cave, una grotta nell'isola di Staffa (disabitata), formata da colonne esagonali di basalto, che devono essere simili a quelle della celebre Giant's Causeway, in Irlanda del Nord (mi manca anch'essa).

4. La penisola di Knoydart. Definita uno dei grandi "vuoti" scozzesi, perché effettivamente è vuota (non a caso la definiscono "Britain's last wilderness"). Ci si arriva solo in traghetto da Mallaig, perché non ci sono strade né di conseguenza paesi (o viceversa) a parte Inverie. Ci si può fermare a dormire nelle bunkhouse, che sono delle specie di rifugi/bivacchi, ma c'è anche qualche b&b. Io naturalmente aspiravo a sedermi ai tavoli dell'Old Forge Inn, che detiene il record di essere il pub più remoto della Gran Bretagna.

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Scozia/1
Forse per togliermi dalla testa l'orizzonte infinito e liberarmi da questo senso di soffocamento, dovrei mettere da parte tutti quei libri infilati a fatica nel bagaglio al ritorno da Glasgow ed evitare di guardare film con protagonisti rosci e lentigginosi dall'accento poco intellegibile.
Non vorrei fare una citazione troppo colta, ma sul Vivimilano tempo fa ho letto la dichiarazione di Victoria Beckham: "Milano è bellissima, ma mi rovina la pelle". Guardandomi allo specchio, mi vien voglia di darle ragione.
A volte penso che l'origine di questa mia insofferenza verso Milano, che nonostante le sue evidenti mancanze fino a qualche anno fa non era così acuta, sia da imputare al fatto che ho cominciato a frequentare il Nord Europa. E a sentirmici bene - o, almeno, a sentirmici meglio.
Scoprendo, fra l'altro, che gli Scozzesi (escludiamo per un momento i glasgwegians, per i quali poi facciamo un discorso a parte) sono inaspettatamente accoglienti, aperti, ironici. Il craic per esempio è in voga anche in Scozia, come in Irlanda, anche se va misurato in bicchieri di whisky (e non di whiskEy). In Scozia, la gente, specialmente di mezza età, ordina una pinta di birra e un bicchiere di whisky insieme. E il whisky si accorcia sempre più velocemente della birra.

Parliamo del craic. Sulle guide, e ovunque leggiate dell'Irlanda, è inevitabile trovare questa parola. So che esistono parecchi luoghi comuni, ma credo non sia questo il caso, poiché il vocabolo definisce piuttosto bene la tendenza al divertimento sano (e sì decisamente alcoolico), alle conversazioni brillanti e al gusto per la battuta che è propria sia degli irlandesi che in fin dei conti dei britannici (non a caso, dato che la provenienza della parola "craic" è gaelica ma fu in origine importata dall'inglese).
Per dire, noi abbiamo capito che cosa fosse davvero il craic una sera nel villaggio di Schull (n.d.b. si legge come skull). Ci eravamo seduti a un tavolo per la razione di birra serale e un avventore si era immediatamente accomodato a fare quattro chiacchiere, che si erano trasformate in un fiume di parole e tre pinte. Arrivate le 23,00, orario in cui i pub chiudono i battenti per legge, i battenti si chiusero: ma con tutti all'interno, a fare all'improvviso un gran baccano. Anche la musica dal vivo si era traformata in musica danzereccia (irlandese: non precisamente il mio genere), tanto che riuscii a offendere un locale rifiutando il suo invito alle danze.
In realtà l'abbiamo provato in ogni angolo d'Irlanda. Anche nel più piccolo villaggio, di regola, la sera si spengono le luci delle case e si accende quella del pub, mistica visione in quel nulla che altrimenti non sarebbe assoluto solo grazie a qualche belato di pecora.

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venerdì, ottobre 09, 2009

Ho sognato che un'amica (indefinita, per fortuna), mi dava da badare per una notte al figlio, che avrà avuto sei mesi. Era tranquillo, lo mettevo a letto, poi all'alba mi alzavo, prendevo in braccio il bambino nella luce azzurrina per fargli il solletico e produrre qualche moina affettuosa, e invece lo trovavo inerte, privo di vita, kaputt. L'orrore, anche solo scriverlo. Perché imporsi simili trame oniriche?

Forse volevo dire a me stessa, con impagabile iperbolico senso del tragico, che distruggo qualsiasi cosa mi passi tra le mani; o a leggere i pseudopsicologi del web, che il bambino rappresenti i miei progetti, quelli che rimangono da parte e a cui non riesco a dare cura e tempo (le due interpretazioni nel mio caso sono piuttosto verosimili). In ogni caso, ho provato dei sentimenti così angosciosi da svegliarmi (credo che il mio cervello faccia sì che in questi frangenti mi svegli appositamente per permettermi di ricordare le sue vessazioni, piuttosto che per elaborarle) e ho cercato di non riaddormentarmi per non riprendere il sogno da dove l'avevo lasciato - cosa che succede, naturalmente, solo con gli incubi. Altrimenti mi sarebbe toccato pure dirlo alla madre.

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giovedì, ottobre 08, 2009

So che sapete che questo blog ha provato una gioia smodata per il (minimo riscatto) che ha avuto questo Paese grazie all'esito di ieri sera - e non solo per il Paese in sè, ma perché ci vivo. È una gioia già guasta sul nascere, dato che la prescrizione incombe, ma comunque SMODATA.

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