lunedì, agosto 06, 2007

Credo che per la prima volta dacché sono una sua lettrice, non scriverò con entusiasmo di un libro di Jonathan Coe. La sua facilità di scrittura, ciò che traspare del suo rapporto con essa (quindi se vogliamo anche: la felicità della sua scrittura), è innegabile; il rapporto di Jonathan Coe con la scrittura e con i suoi personaggi è intimo e vivace, ed è un rapporto che dapprima ho invidiato, poi assorbito. Anche ne "La pioggia prima che cada" questa confidenza con i personaggi è palpabile, ed è ancora più evidente perché è una storia di sole donne, donne protagoniste e donne narranti: e non è che a J.C. scrivere donne riesca male, diciamolo. Eppure l'ironia di altri suoi libri non l'ho trovata e m'è sembrato abbia lasciato il posto a un cortese patetismo, a tratti persino superficiale a livello psicologico. "It's like The House of Sleep, but without the jokes": l'ho letto da qualche parte, ma non sono d'accordo: un'altra cosa che manca a questo libro, che invece ne La casa del sonno strabiliava, è la naturale convergenza delle tante fila del racconto nella soluzione di tutte le coincidenze per niente accidentali. Soprattutto, avrei gradito l'espediente della narrazione di fotografie che regge la trama se avesse scoperto dei tableaux vivants, ambigui e sfuggenti, e invece sono incappata in descrizioni troppo giudiziose per essere intense.

posted by frammento at 03:45  0 commenti