mercoledì, agosto 29, 2007

Che poi, il giorno in cui arriviamo ad Amburgo, passeggiamo per il centro, dalle parti del Rathaus, dico persino: "Quindi siamo fuggiti da Milano per andare... a Milano?".
Ma basta spostarsi qualche passo più in là, a St. Pauli o Schanzenviertel.
A St. Pauli ho trovato da dormire in una comune, e non è una comune di ultrà - come equivocato - ma di creativi (che dire? evidentemente ho il creative-radar). Ognuno, magari single con figlio, ha la sua stanza, che stanza si fa per dire: l'appartamento occupa un piano intero dello stabile, quindi ogni stanza è un appartamento (tranne la nostra). Il pavimento è di legno grezzo a listoni grandi e camminarci fa un casino infernale, mi tocca imparare su quali assi camminare per non svegliare i bambini la notte.
A St. Pauli abbiamo trovato il nostro locale preferito. Scendi giù due tre scalini, è piccolo e imbucato e con le pareti rosse e le luci morbide, si fuma. Si fuma! che godimento fumare Gauloises e bere Astra e chiacchierare mentre un tizio mette su i dischi che di solito ascolti in mp3 nella tua stanzetta, con i vicini di divano ti parlano in tedesco e tu capisci ma non sai rispondere e fai dei grandi sorrisi. Mi convinco pure che il barista assomiglia a Morrissey, così la sera dopo posso dire: "Andiamo da Morrissey?".
La Reeperbahn invece, il fulcro del quartiere a luci rosse, è piuttosto squallida (come una Las Vegas alla buona, con meno soldi, meno neon, meno silicone). Però c'è da dire che fa sorridere vedere queste coppie marito-moglie coi capelli imbiancati che fanno la passeggiata del dopocena sulla Reeperbahn, a braccetto, fra b4mbole g0nfiabili e v1bratori.


Ad Amburgo c'è il luna-park stagionale, il Dom. Sono attratta in modo vergognoso da questi luoghi, lo devo ammettere, e non è solo il mio entusiasmo di sempre per tutto ciò che mi fa saltare lo stomaco in gola, c'è qualcosa che mi affascina nella decadenza popolare, alla portata di tutti, i truzzi di periferia che se ne vanno in giro con un pelouche sottobraccio, o che si baciano pericolosamente sgusciando fuori dalle protezioni, le facce torve dei lavoranti in mezzo alle risate e alle grida e al bombardamento di luci. Mi sembrerebbe di vagabondare in un racconto di Joyce Carol Oates, se non fosse che qui la gente addenta bratwurst e nusselnballen. "Vuoi andare ai baracconi?", mi fa. I baracconi, li chiama. Molto più appropriato di luna-park. E via con il giro di ruota panoramica. Si vede il porto dall'alto, enormi navi container tratteggiate dalle luci rosse di sicurezza.

posted by frammento at 02:13  2 commenti