domenica, aprile 03, 2005

Questi ragazzi (questi uomini).

Sull'autobus, ho alzato gli occhi dal libro per quantificare la lentezza nel procedere e ho incrociato lo sguardo di un automobilista sull'altra corsia che ha cominciato a lanciarmi raffiche di baci con la mano. Mentre sfilavamo verso direzioni opposte, ho sorriso, e lui ha continuato a sbracciarsi torcendo il collo.

Mi fanno sorridere. O mi fanno pena?

Perché cosa sarà, che sarà mai che li fa dimenare per un volto passato tanto di fretta - di cui, per un vuoto di felicità, ricorderanno il sorriso senza curarsi del fatto che sgorgasse non dalla lusinga ma dal teatro improvviso (e improvvisato)?
Certo, sto citando in qualche modo De André. Anzi, Brassens. Anzi: De André.

L'altro giorno sono andata in libreria per un acquisto mirato, e sono uscita con tre libri. Uno di questi, di poesia. L'ho trovato dove non doveva essere, coricato fra i libri che sono già best-seller e portano ancora l'adesivo novità, evidentemente abbandonato per un ripensamento a due passi dalla cassa. L'ho raccolto e sfogliato, e ho deciso di portarmelo via. Il giorno seguente ho trovato su Alias una pagina intera per Vladimir Holan.
La sera dell'acquisto, più tardi, avevo voglia di ascoltare De André, l'ho chiesto e ho ottenuto un rifiuto seccato. Biascicato un invito altrettanto seccato mi sono messa a leggere, e alcuni versi sparsi mi hanno ispirato una lettura ad alta voce. Avrei potuto anche farne a meno, perché non sono Gassman che legge Dante, e perché se devo farneticare/freneticare per altri sapendo che non sono interessati in genere utilizzo un filo di voce sufficientemente esile da estinguersi nell'esistere.

"Ma se anche d'amore può essercene troppo. Ma se
a tempo debito ci riprendiamo e mentiamo, senza saperlo.
Ma se è la crudeltà dell'amore, poiché
esso vuole la rovina propria.
Ma se l'incesto è impaziente troppo nel fratello
perché compassionevole possa essere nella sorella.
Ma se gela e tu sei un golfino
smangiato dalle tarme..."*


Più tardi tenevo in bilico sullo sterno un altro libro, e alla richiesta "Leggimi quello che stai leggendo tu", ho protestato che non sono capace.
Sia vero o no, non mi è chiaro e, probabilmente, poco importa. Di fatto, stavo già cercando di "leggergli quello che leggevo" alla mia precedente richiesta, per la quale non si trattava certo di forzare il gusto.

"Forse non avresti dovuto ricordarlo,
poiché non è certo che fossimo laggiù...
Pare che fossero soltanto i confini dell'amore
a restituire te a te sola
e me a me solo, e non sappiamo
se tacquero o se pure erano muti...
Ci sono momenti in cui persino satana
rinuncia al nostro cuore soltanto per questo:
perché vogliamo tutto esprimere..."*

Vorrei tuttesprimere adombrandomi, questo vorrei. La letteratura è una meravigliosa intercessione: leggere non è solo un gesto di interiorizzazione. Io ho troppo amore per l'intercessore e troppa noia di me stessa per poter abbandonare anche solo uno dei due. Per questo motivo solo raramente ho saputo leggere per altri.

[*Vladimir Holan]

Immagino sia di cattivo gusto ostentare anche in questo modo che non porto il lutto.
Ma così è - e così sia.

posted by frammento at 12:33  0 commenti